Atto d'amore

Sezione orientale d'Occidente, l'Italia, lembo meridionale del Nord; posizione complessa ma, per questo, meravigliosa.
La sua bellezza, sia interiore che esteriore, e ricchezza meritano senz'altro di più

martedì 22 maggio 2012

MYT19: Raimondo di Sangro / VII Principe di Sansevero




MYT18: Girolamo Segato / Il pietrificatore di cadaveri P2



Conclusioni

Nonostante esistano molti reperti perfettamente conservati, la maggior parte dei quali custoditi presso l’Università di Firenze, a tutt’oggi la sua arte resta avvolta nel mistero.
La tecnica non è assimilabile alla mummificazione tout-court, tantomeno alla moderna plastinazione.
Alcuni dei suoi preparati sono stati sottoposti ad esami radiologici che hanno messo in evidenza l’eccezionale visibilità dei vasi, anche quelli più sottili.
Questo ha fatto giungere alcuni studiosi alla conclusione che Segato abbia utilizzato un fluido viscoso in grado di raggiungere anche i capillari più periferici; ma a parte la natura del liquido ciò che ha suscitato più dubbi, alcuni dei quali inquietanti, è la metodologia di iniezione.
Infatti, per una diffusione come quella registrabile dalle indagini sui reperti, il fluido doveva necessariamente essere iniettato prima che il sangue coagulasse; quindi, o subito dopo la morte o, addirittura, in corpi ancora in vita.
Comunque sia, Girolamo, il segreto della tecnica da lui messa a punto se lo è portato nella tomba, per sempre preservato dalla pericolosa capacità umana di fare un uso sbagliato di ogni nuova scoperta.

mercoledì 16 maggio 2012

MYT18: Girolamo Segato / Il pietrificatore di cadaveri P1



La mummificazione misteriosa

L’arte della mummificazione ha sempre e da sempre esercitato un fascino profondo, forse perché connessa tanto al concetto di immortalità della carne quanto a quello di vita dopo la morte.
A testimonianza, basti pensare che lo stesso Erodoto compì studi approfonditi corredati da minuziose descrizioni della tecnica utilizzata dagli Egizi, al punto che recenti studi hanno dimostrato la validità delle istruzioni seguendole pedissequamente per la mummificazione di un cadavere.
Questi morti non morti hanno quindi incarnato il desiderio di immortalità, suscitando un enorme interesse rappresentato dall’attrattiva che, ancor oggi, esercitano le tombe sulle rive del Nilo.
Dunque, come accennato, nel 1820 Segato parte per l’Egitto.
Come alcune cronache narrano, giunto alla seconda cataratta del Nilo si dirige verso il deserto per studiare un cratere probabilmente causato dall’impatto di una meteora.
Ed è qui che, scavando per giorni e giorni, rinviene numerose mummie di uomini ed animali completamente pietrificate.
La scoperta è sorprendente perché, in questo caso, il fenomeno non è determinato dall’intervento umano ma è completamente naturale.
Ciò lo induce ad approfondire gli studi, cercando di trarne delle conclusioni generali.
Ed è così che, spinto da questo desiderio, raggiunge la necropoli di Saqqara, importante località di seppellimento e culto per più di 3000 anni.
Per giorni si aggira tra le caverne senza mai uscirne, investigando non senza pochi problemi ed arrivando allo stremo delle forze.
Si ammala, a tal punto che è costretto a tornare in Italia.
Al suo rientro in patria, nel 1823, si stabilisce prima a Livorno e poi a Firenze.
Qui, grazie alla presenza degli ambienti universitari votati agli studi sulla anatomia umana, Segato inizia a condurre i primi esperimenti tentando di portare i tessuti organici di un cadavere allo stato di mummificazione.
Dopo primi tentativi condotti su corpi di animali decide di sperimentare la sua arte anche su tessuti umani.
Il metodo scientifico è rigoroso al punto che non incontra nessuna difficoltà nell’ottenere campioni dagli studenti dell’ospedale di Santa Maria Novella, costituiti perlopiù da frammenti di tessuti, organi e arti “scartati” dalle dissezioni.
La Chiesa stessa non ritiene il suo operato contrario alle leggi divine, procurandogli un nullaosta ufficiale per proseguire gli studi.

Il risultato che raggiunge è unico: attraverso un singolare processo di mineralizzazione gli organi trattati conservano intatto non solo il colore originario ma, soprattutto, il grado di elasticità.
Per questo motivo inizia ad essere chiamato il “pietrificatore”.
Chiaramente la scoperta suscita un grande interesse e, come al solito, sia l’opinione pubblica che gli ambienti scientifici si dividono.
I chimici gli tributano lodi a differenza di alcuni medici che, invece, non riconoscono attendibile il suo metodo, anche in virtù di una ritrosia da parte del Segato nel divulgarlo e renderlo di pubblico dominio.
A Bologna, viene invitato per una lectio magistralis dalla società medico chirurgica; il successo è tale che viene proposto per la cattedra di “chimica tecnologica” ma forti pressioni contrarie, probabilmente dettate più dall’invidia che dal pregiudizio, non lo renderanno possibile.
La vita di tutti i giorni inizia a diventare difficile; pressato dai debiti per finanziarsi gli studi è costretto a chiedere prestiti alla famiglia ed agli amici.
Deluso, inizia a nutrire un profondo distacco dal mondo e dagli uomini.
Sempre più chiuso ed isolato continua le sue ricerche, ma il suo modo di concepirle s’incupisce con il rabbuiarsi del carattere.
Arriva perfino a costruire un tavolo di carne pietrificata per farne dono al Granduca di Toscana, sperando in un finanziamento per le sue ricerche.
A questo punto la segretezza degli studi, unitamente ad un carattere sempre più oscuro, lo svestono dai panni di scienziato e lo ricoprono di un alone ormai irrimediabilmente macabro.
Purtroppo, come sempre accade, le voci iniziano a serpeggiare e la calunnia monta gonfiata dalla superstizione: le sue nozioni scientifiche si tramutano in conoscenze dei segreti della magia.
Seppur difeso da Papa Gregorio XVI anche la Chiesa, in un primo momento favorevole ai suoi studi, lo nomina con disprezzo il “mago egiziano”.
Negli ultimi giorni di vita Girolamo Segato distrugge tutti i suoi appunti.
Il giorno 3 febbraio 1836, a soli 44 anni, muore in seguito ad un attacco di polmonite, portando nella tomba il segreto della tecnica da lui messa a punto.
Viene sepolto nella Basilica di Santa Croce, identificato da una lapide che per me è a memoria più che di Segato dell’ipocrisia di noi tutti:

Qui giace disfatto Girolamo Segato, che vedrebbesi intero pietrificato, se
l'arte sua non periva con lui.
Fu gloria insolita dell'umana sapienza, esempio d'infelicità non insolito

mercoledì 2 maggio 2012

MYT18: Girolamo Segato / Il pietrificatore di cadaveri




La vita

Girolamo Segato nasce a Sospirolo (BI), nella Certosa di Vedana, il 13 giugno 1792.
Di carattere chiuso e riflessivo manifesta da subito una spiccata propensione allo studio ed un profondo desiderio di apprendere.
Passa così l’infanzia più a diretto contatto con la natura, incuriosito dai suoi segreti, che con i propri coetanei.
Aiutato dal parroco don Antonio Bagini, il giovane Segato apprende i primi rudimenti di scienze dedicandosi allo studio della botanica, mineralogia ma soprattutto chimica.
Sarà poi durante gli anni del liceo, a Belluno, che sotto la guida del professor Catullo approfondirà notevolmente le proprie conoscenze.
Ma il vero punto di svolta lo possiamo individuare nel 1818, a Venezia, dove incontra Annibale de’ Rossetti che gli fornisce l’opportunità di partire alla volta dell’Egitto.
Prende parte, fino al 1823, a diverse spedizioni archeologiche avendo modo di poter esplorare le piramidi.
In queste occasioni, rimane talmente affascinato dall’osservazione dei cadaveri mummificati che decide di dedicarsi completamente al loro studio.
A tal punto che una storia ci narra di come a Saqqara, nei pressi della piramide a gradoni di Djoser, si sia fatto calare in un pozzo uscendone solo tre giorni dopo.
Cartografo, naturalista, viaggiatore, botanico, studioso di chimica e mineralogia, egittologo Girolamo Segato rappresenta perfettamente l’eclettismo classificatore e razionalista tipico del Settecento; ma parlare di lui significa anche affrontare un mistero che ha portato con se nella tomba, quello riguardante il metodo da lui messo a punto per la conservazione della materia vivente.
Erroneamente definito “la pietrificazione di cadaveri”, nonostante le moderne tecnologie di indagine resta ancora un metodo oscuro e non replicabile.

MYT17: G. B. Della Porta / o del Magiae naturalis P3



L’Uomo domina la Natura

Londra, 1791, viene pubblicato per la prima volta un mensile specializzato in filosofia occulta.
Siamo all’alba della rivoluzione industriale la quale non coinvolse solo i processi produttivi ma, soprattutto, attaccò e stravolse le strutture sociali.
La tipologia, la quantità e la velocità dei mutamenti che introdusse portò nel giro di poco tempo alla trasformazione radicale del modo di concepire il mondo.
La scienza divenne un punto di riferimento costante, in ogni ambito disciplinare e campo del sapere, contaminando anche la filosofia.
Figli di questo clima, tanto per citare alcuni tra gli autori più significativi: Swedenborg, Martinez de Pasqually, Louis Claude de Saint Martin e Friedrich Christoph Oetinger.
Grazie a loro la filosofia occulta si trasformerà nell’Occultismo, modernamente inteso, così come lo conosciamo oggi.
Ma la complessità di questo argomento presuppone uno studio molto più approfondito ed è per questo che verrà affrontato in un prossimo post dedicato interamente ad esso: “Occultismo / o della Ricerca Psichica”.

domenica 29 aprile 2012

MYT17: G. B. Della Porta / o del Magiae naturalis P2



La Natura e l’Uomo convivono

Nel Medioevo il pensiero europeo, fortemente influenzato dalle spinte culturali arabe, rivolge la propria attenzione alla Philosophia Occulta.
Oltre al già citato neoplatonismo, iniziano a girare opere più propriamente alchemiche, astrologiche e teurgiche.
Solo per citarne alcune, probabilmente tra le più significative: Picatrix, Turba Philosophorum, Liber de compositione alchemiae, Secretum Secretorum e il Rosarium Philosophorum.
Ossia, l’atteggiamento culturale che emerge è quello di una più decisa indagine di natura razionale; non ci si sente più succubi di poteri soprannaturali ma si cerca di comprendere i meccanismi che regolano la vita e il mondo.
Anche se, chiaramente, uno stretto legame con la dimensione mistico/religiosa permane.
Per esempio, la scuola domenicana contribuì non poco alla diffusione dell’interesse per l’alchimia e l’astrologia (anche se marginalmente, vista la dura ostilità ecclesiastica a certi argomenti).
Il Doctor Universalis Alberto Magno, nel suo De Mineralibus (ma non solo), dimostra conoscenze approfondite di magia ed alchimia, trasmesse e poi coltivate da uno dei suoi discepoli più illustri, Tommaso d’Aquino, il quale più o meno manifestamente approfondirà gli studi alchemici e sul potere dei corpi celesti.
Ma è un francescano, Raimondo Lullo, che nel XIV secolo scrive la fondamentale Ars compendiosa inveniendi veritatem seu ars magna et maior, opera in cui teorizza la possibilità di arrivare, mediante processo di riduzione, ad un numero limitato di elementi primi, regole e simboli universalmente validi per tutte le scienze; un primo concreto tentativo (cui ne seguiranno tanti altri) di perseguire l’unità del sapere.
Eppure, in un primo momento di questa seconda fase, la Chiesa pone ancora gli studiosi di fronte ad un bivio sintetizzabile nel “o con l’Inquisizione o con l’Anticristo”; ecco perché la Philosophia Occulta, nonostante tutto, mantiene una connotazione nera e diabolica.
Bisognerà aspettare il Rinascimento perché questa contrarietà “diminuisca”.
Gli studi e le speculazioni vengono approfonditi fino ad arrivare a primi sviluppi dell’esoterismo e dell’occultismo (anche se non ancora definiti e distinti, cosa che avverrà in epoca moderna).
Per esempio, in questo periodo Pico della Mirandola inizia una cristianizzazione della Qabbalah ebraica e in Europa (ancor meno soggetta alle influenze della Chiesa) Jean Ganivet scrive un trattato in cui medicina ed astrologia vengono intimamente associate (Amicus medicorum).
È sul finire di questa seconda fase, quindi, che si avranno scuole di pensiero e studiosi che permetteranno il passaggio alla fase successiva.
Specificatamente, è nei paesi germanici che, tra il XVI e XVII secolo, compaiono nuove correnti strettamente connesse all’esoterismo: il paracelsismo e il rosicrucismo.
Ma, come mia consuetudine, un pensiero particolare va a degli eruditi, studiosi e coraggiosi innovatori che spesso hanno pagato cara la loro voglia di spingere oltre le conoscenze: Trithemius che, dedicando la propria esistenza allo studio della magia, può senza ombra di dubbio essere considerato uno dei padri dell’occultismo moderno; così come Cornelius Agrippa con il suo De Occulta Philosophia; infine, proprio il nostro Giovanni Battista della Porta e il suo Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium.

MYT17: G. B. Della Porta / o del Magiae naturalis P1



Della Porta e l’Occultismo

L’Occultismo in realtà ha un carattere prettamente moderno, ma la matrice è comunque molto antica.
La difficoltà nell’affrontarlo, da un punto di vista storico, è determinata dal fatto che, praticamente da sempre, l’uomo ha nutrito timore e curiosità per l’occultus, il nascosto, l’invisibile; ora esorcizzandolo attraverso riti apotropaici e religioni, ora indagandolo attraverso la scienza.
In questa tensione costante tra dominio dell’arcano e dominio sull’arcano i confini tra misticismo e razionalità non sempre sono stati distinti, spesso confondendosi gli uni negli altri.
Dunque, riconosciuta ed accettata la complessità del fenomeno, è comunque interessante ricostruirne (brevemente) una sorta di sua evoluzione; ho quindi individuato tre momenti: “la Natura domina l’Uomo”, “la Natura e l’Uomo convivono”, “l’Uomo domina la Natura” (un mio personale omaggio alla dialettica hegeliana).

La Natura domina l’Uomo

È la fase in cui il “nascosto” (occultus) è misterioso (mystikòs).
La relazione quindi è di tipo esclusivamente religioso.
Queste “religioni del mistero” (o culti misterici; a tal riguardo si veda il post MYT01: Culti Misterici / ISIDE in Italia) sono il tentativo di spiegare la realtà attraverso la presenza di figure di natura divina a cui ricollegare ed imputare tutto.
La figura di congiunzione tra la dimensione divina e quella umana è il sacerdote, depositario delle segrete conoscenze e dei rituali di iniziazione (per chi vuole approfondire l’argomento, consiglio il Manuale di storia delle religioni di Nicola Turchi).
Il punto di contatto, invece, tra questa fase e la successiva, “la Natura e l’Uomo convivono”, è rappresentato dalla proto-filosofia dei testi dei primi secoli dell’era cristiana (come già detto, chiedo ancora di considerare questi confini liquidi).
In essa convergono elementi di carattere misteriosofico, gnostico e teosofico.
Tra i primi testi antichi in cui vengono presentati gli elementi di queste dottrine ricordo gli Oracoli Caldaici e Sibillini; la produzione dei neoplatonici quali Porfirio, Giamblico e Proclo (si veda il post MYT16: Fantasmi / Apparizioni e spettri in Italia II P7); il Corpus Hermeticum, tradotto dal greco al latino da Marsilio Ficino nel 1463 (sempre nel post MYT16).